mercoledì 20 ottobre 2010

Recensione: La città che profuma di coriandolo e di cannella

di Marie Fadel e Rafik Schami
ISBN: 9788811685999


La città che profuma di coriandolo e di cannella è Damasco, raccontata dalla sorella dell'autore che qui vive, mentre quest'ultimo ne è stato esiliato per motivi politici.
Marie racconta e descrive a Rafik la vita della città, attraverso i personaggi che abitano i suoi vicoli e i profumi che invadono le sue case e le sue botteghe. Ci sono innumerevoli storie che si intrecciano tra di loro e altre che percorrono vie rette e solitarie; storie felici e fortunate, condite di amore e spezie, ma anche storie di disperazione e rassegnazione da un mondo non molto diverso dal nostro, dopotutto.

Le storie vengono condite, è proprio il caso di dirlo, da ricette tipiche damascene: dal tabbuleh all'hummus, dal kebbeh ai falafel.
E' proprio da queste ricette, o meglio dal modo in cui vengono riportate, che si percepisce nettamente l'amore e l'attenzione che questi personaggi ripongono nelle loro tradizioni e nella loro cultura. Gli ingredienti devono essere scelti con cura ed essere preparati con il tempo necessario, ogni passaggio, anche se sembra insignificante, ha una sua precisa importanza nella riuscita del piatto.
Buona lettura!

martedì 12 ottobre 2010

Chiuso a chiave

Il Guardiano del Faro si è chiuso dentro.
Fuori c'è il vento, c'è la tempesta, fuori la pioggia si schianta contro i vetri ben chiusi.
Non vuole sentire le urla del vento, non vuole vedere i gabbiani in balia delle correnti nè il grigio delle nuvole gonfie di elettricità.
Il Guardiano del Faro è stanco di tutto ciò che sente e vorrebbe urlare, vorrebbe scappare ma non sa dove andare; il suo Faro è il rifugio migliore, le sue pareti sono muri solidi e sicuri.
Capisce che non ha bisogno di scappare, basta solamente chiudere bene a chiave.



martedì 1 giugno 2010

Riflessioni sulla fotografia

E così, finalmente, mi sono lanciata in quella che ho sempre considerato essere una cosa più grande di me.
Fare una mostra fotografica, anche se "solo" con 5 foto, anche se in una location non proprio centrale, è una bella sfida; significa scoprirsi, significa aprire una parte del proprio cuore al mondo esterno, a persone che non conosci e che non ti conoscono, che hanno un loro vissuto personale e, sopratutto, una loro personale sensibilità.
Questa cosa della sensibilità l'ho messa per ultima, ma certamente è la cosa più importante.
Ci sono persone che vedendo un'immagine si fermano lì dove sono, altre che invece riescono a sollevare i piedi da terra per lasciarsi trasportare dove l'immagine stessa suggerisce loro.
Era a queste persone che mi interessava mostrare le mie fotografie.

Essendo la prima mostra della mia vita avevo un serio dubbio che il mio lavoro non venisse capito perchè, anche se per me il senso delle mie foto era più che chiaro, non si sa mai fino a dove può arrivare la fantasia della gente, e la sua sensibilità... Riuscire a comunicare qualcosa, qualsiasi cosa, con una semplice foto per me ha del miracoloso.
Mi sarei ritenuta soddisfatta se anche solo una persona su mille fosse riuscita a percepire una sensazione qualunque davanti ai miei lavori.
E così è stato.

Ogni persona che ha visitato la mia mostra ha avuto sensazioni diverse... Alcune hanno percepito una cosa, altre ne hanno percepite altre. Ognuna ha potuto mettere del suo in quello che avevo voluto rappresentare. Ognuna ha potuto vivere la fotografia in base alle sue impressioni personali, in base alla propria capacità di sognare.

Per me è un miracolo nel miracolo.

lunedì 7 dicembre 2009

Recensione: Zia Mame

di Patrick Dennis
ISBN: 9788845923999




Alla fine della lettura di questo libro è quasi impossibile non sentirsi orfani di Mame, una donna talmente fuori dal comune da risultare irresistibile.


Il protagonista è il piccolo Patrik, nipote di Mame, che rimane orfano e viene affidato alle cure della zia, una donna estremamente ricca, amante del bello sotto ogni sua forma, eccentrica e molto, molto brillante. Da qualche parte ho letto che viene paragonata ad una moderna Mary Poppins, ma in tutta onestà Mame è molto più divertente e irriverente della tata di Walt Disney.


Trascina il nipote, a tratti compiacente, a tratti reticente, in un vortice di avventure generato dalla sua instancabile frenesia e incoscienza, ed è impossibile annoiarsi e non tifare per lei, che alla fine riesce sempre a districarsi con innato charme da qualsiasi inghippo.


mercoledì 28 ottobre 2009

2012: catastrofe o salvezza?

Ultimamente non si parla d'altro, a tal punto che non esiste più persona al mondo che non sappia.
Sembra infatti che tutte le strade portino al fatidico 2012, alcune di esse sono catastrofiste, altre sono più ottimiste.
Poi ci sono tutte le varie smentite e quelli che urlano "alla bufala!".

Nessuno ovviamente può avere la certezza che qualcosa succederà o che non succederà un bel niente, ma se potessi scegliere io, vorrei che qualcosa succedesse.
Vorrei che qualcosa cambiasse nel mondo, nelle persone, nell'ambiente.
Vorrei che la Terra si ribellasse all'Uomo, in un estremo tentativo di salvezza.

Ci sono giorni in cui mi sento sopraffatta da tutto il male che c'è intorno a noi e in mezzo a noi. Qualche volta anche dentro di noi.
Mi sento così sopraffatta, così schiacciata da questo peso, da non avere più energie di scorta.

Ma come si fa a vedere il futuro dei nostri figli quando ci sono figli che uccidono i genitori, o genitori che uccidono i figli, o figli depravati davanti alle varie webcam, per non dire drogati o con manie suicide? Oppure stragi, attentati, paure tra le più disparate (anche del proprio vicino di casa o del proprio partner), malattie mortali, terremoti, alluvioni, cataclismi vari...

Io vorrei che nel 2012 qualcosa succedesse. Che siano gli alieni, o un meteorite, o l'allineamento dei pianeti... seriamente... non mi importa. La cosa importante sarebbe che cambiasse TUTTO, dal nostro rapporto con la natura al nostro rapporto con noi stessi e con gli altri.
Io non riesco a guardare troppo avanti, penso che di questo passo arriveremo comunque al collasso; le persone non sono lucide, stiamo perdendo la ragione. Ci vorrebbe un botto, un evento così spropositato da non poter lasciare indifferente nessuno. Un cambiamento così epocale da farci tirare il freno a mano.

Io voglio credere che qualcosa succederà, ne sento il bisogno fisico.

giovedì 22 ottobre 2009

Buio

Certi brutti ricordi, certe brutte sensazioni, non ci si scrollano mai di dosso. Ci restano attaccate come la nostra ombra, zone oscure della nostra memoria che si prendono una parte di noi per non ridarcela mai più.
Dolori che, anche a distanza di anni, si rinnovano e ci trascinano indietro con loro, facendoci rivivere ogni brivido, ogni lacrima già versata che pensavamo fosse andata per sempre.

Però poi è così bello aprire gli occhi, asciugarsi le lacrime e capire che è tutto passato, che ora non dovremo più attraversare quel buio, ma solamente guardarlo da lontano.

martedì 6 ottobre 2009

Il massimo

Il massimo della vita sarebbe arrivare ad un certo punto e potersi guardare indietro senza paure.
Senza la paura di aver perso tempo, per esempio.
Senza la paura di aver dormito sugli allori, di aver rimandato troppe cose, di non aver preso al volo alcuni treni che, sapevamo, non sarebbero mai più ripassati.

Ammiro le persone che potranno farlo.

Io di sicuro non sarò tra queste.

Arriverò ad una certa età e, se malauguratamente decidessi di guardarmi indietro, sono certa che correrei a sbattere la testa contro il muro.
Io sono la regina dei treni persi, perchè salirci sopra non è poi così facile... Vanno talmente veloci... a volte non si fermano neanche, quei disgraziati. Ti passano davanti e non vengono neanche annunciati dalla vocina all'altoparlante. Tzè.

Tutte scuse.
E' che fondamentalmente sono una vigliacca.